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Il giorno dopo Lerchi si risveglia con la certezza che
tutto questo non è stato un sogno. Giornali, radio e televisioni hanno dato
ampio risalto alle gesta di una squadra che ha compiuto un capolavoro. Il San
Lorenzo Lerchi è in eccellenza ed è tutto vero cari bambini che ancora dovete
nascere. Di questa squadra conoscerete dai vostri
padri, dai vostri nonni e zii, insomma quelli che domenica erano a Deruta,
ogni singolo calciatore, ogni momento straordinario della loro stagione.
Ovviamente tutto questo non è stato frutto della casualità o della fortuna, ma
di tanto lavoro e tanto sacrificio. In due anni Saverio Burzigotti, assieme ai
dirigenti e tutto lo staff, ha costruito una macchina perfetta. Prima ha
centrato la vittoria del campionato lo scorso anno ed al primo colpo è salito
addirittura in eccellenza. Onore alla Julia Spello che si è presentata a Deruta
con molte assenze per squalifiche ed infortuni e che si è degnamente battuta
per più di metà partita ma il San
Lorenzo Lerchi che si è visto domenica aveva una marcia in più e soprattutto
aveva un Cavargini Luciano ispirato e devastante. Il gol realizzato al 33 del
primo tempo è stato un gioiello balistico che rimarrà negli annali. Palla
colpita con l’esterno che disegna una traiettoria impossibile e si insacca in
rete. A memoria, tiri del genere, si ricorda una punizione di tale Roberto
Carlos con la maglia del Brasile!. Da un tiro perfetto ad un rigore calciato
malissimo ma che la provvidenza gli ha riconsegnato nei piedi decretando la fine
della contesa.
I gol di Minelli prima e Martinelli poi sono infine il
giusto premio di due ragazzi che erano stati gettati troppo presto nel
dimenticatoio e che a Lerchi hanno ritrovato la loro giusta dimensione. Ma non
solo loro. In campo si è assistito alla grinta di giocatori di cui se ne erano
perse le tracce, e che ora sono quasi increduli nel ricevere il premio forse più
ambito: quello della rivincita. Parliamo di Marri, Marini, Cuccarini, Camaiti,
Pasqui, Cavargini Nicola, Calderini (portiere di riserva ma non troppo), Mancini
Sauro (alla sua sesta promozione e che ha deciso di chiudere qui) ed infine di
Fabbri Michele, che è arrivato a Lerchi lo scorso novembre tra l’ironia di
tanti e che ora si gode questi momenti alla faccia loro. Parliamo dei giovani
che saranno il futuro: Rosati, Corbucci, Lignani e Baccilini. Parliamo
delle riserve che sono stati i tifosi
in campo della squadra: Felci e Provincia, che nel loro anno più nero per
infortuni e malattia hanno provato anch’essi la gioia di vincere. E non ci
dimentichiamo di chi non era in campo domenica: Cintio, assente per squalifica,
che avrà corso l’equivalente di venti maratone in campionato. E di Ceppodomo,
infortunato, portiere quarantenne (ma solo se glielo ricordano) che avrebbe
fatto di tutto per esserci.
Questo è stato ed è il Lerchi, una grande squadra, un
grande gruppo ma soprattutto dei grandi signori.
Luigino Pasqui
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